Salvata dalle rapide - Copia - travellingwithservas

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FINITA NELLE RAPIDE



I miei viaggi in mare e sui fiumi sono stati infinitamente più brevi di quelli di Colombo, essendosi svolti principalmente nel Mediterraneo e nel mare del Nord. Quello più lungo è stato quello sul traghetto da Marsiglia ad Algeri, che trasportava 2000 passeggeri. Mentre ero in cabina accanto al timoniere, che mi mostrava come si mantiene la rotta, lui mi ha proposto di provarci io. All'inizio, muovevo troppo il timone verso sinistra o destra, ma presto mi sono resa conto che bastava una minima correzione per tenere l'ago della bussola all'interno dei gradi previsti.
Rilassata, mi sono guardata intorno, per scoprire, con mio grande stupore, che non c'era nessun altro in cabina, stavo governando la nave da sola. Mi è preso un colpo. Il timoniere e gli altri due marinai erano usciti di soppiatto per farmi uno scherzo. Per fortuna sono rientrati subito, con sonore risate e commenti divertiti. Dopo qualche secondo di esitazione, mi sono unita anch'io all'atmosfera gioiosa.         
C'è comunque stata una situazione in cui, in un viaggio in canoa, ho rischiato la vita. Stavamo navigando su canoe sgangherate sul fiume Urubamba, in Perù. In un punto in cui la corrente era piuttosto forte, i passeggeri sono stati fatti scendere. Io ed un altro viaggiatore, stupidamente, abbiamo deciso di restare a bordo, confidavamo nell'abilità del pilota. Mal ce ne incolse. Non avevamo previsto, purtroppo, che il motore di quella carretta si sarebbe spento per non riaccendersi più, nonostante i ripetuti tentativi di riavviarlo.  
La corrente ci portava sempre più al largo, quando il pilota dell'altra canoa, che era dietro di noi, aveva iniziato a fare un'ampia curva per poi  avvicinarsi a noi a tutta velocità e colpire forte la prua della nostra barca per indirizzarla verso il bordo del fiume. I colpi erano talmente forti che mi aspettavo di vedere le assi della nostra carcassa disintegrarsi da un momento all'altro.
Per fortuna non è successo e il nostro soccorritore è riuscito in qualche modo a spingerci vicino a riva. Per diversi minuti però ho pensato che sarei andata a raggiungere l'anima di John Walter Gregory, il geologo esploratore britannico annegato proprio in quel punto il 2 giugno 1932, il cui racconto di viaggio stavo leggendo. Ho sempre avuto l'abitudine, infatti, di portare con me il libro di qualche viaggiatore esploratore che avesse percorso quelle stesse zone prima di me.


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